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Prodotti locali

Olio di San Miniato

Insieme alle altre varietà di olivo tipico toscano quale Frantoio, Moraiolo e Leccino, nelle colline sanminiatesi si trova un’alta densità di Mignole, olivo particolarmente pregiato, è un olio dal colore verdognolo chiaro, con un aroma erbaceo dal gusto amarognolo e piccante, il suo intenso sapore e la sua piccantezza lo rendono idoneo ad abbinamenti con pietanze e contorni strutturati dove esprime al meglio le sue caratteristiche. Il suo abbinamento ottimale è con una zuppa di cavolo.

Azienda Agricola Bellesi Alberto

Qui, l’olio extra vergine d’oliva è passione, un bene prezioso. Tra i tremila alberi d’olivo della tenuta, su un giardino collinare di dodici ettari, si produce l’Olio Extra Vergine di Oliva “Privilegio” IGP Toscano. La territorialità e l’alta qualità del prodotto sono garantite dall’accurato monitoraggio di ogni fase della lavorazione, dalla raccolta delle olive fino alla conservazione dell’olio prodotto.

Frantoio Sanminiatese

Da oltre 50 anni la famiglia Annessi tramanda di padre in figlio l’arte della frangitura, unendola alla coltivazione degli ulivi stessi. Dal 1964, con sapiente maestria e con l’ausilio di due impianti a ciclo continuo, attivi ventiquattro ore su ventiquattro per circa due mesi l’anno, viene prodotto un’olio extravergine completamente a freddo dal sapore unico.

Norcineria

Tanti i tipi di salame, che assumono a seconda della pezzatura, nomi e caratteristiche diverse:

  • il Salame di San Miniato

è un insaccato realizzato secondo un giusto equilibrio tra carni di maiale e di pecora,

  • il Salame Toscano al Vino

è invece realizzato con carni magre di maiale e il vino viene inserito nell’impasto in funzione anti-ossidativa.

  • il lonzino di San Miniato al vinsanto.

Il taglio di pregio del maiale, il lombo, messo a riposare per ore nel vinsanto, asciugato e fatto affinare per quindici giorni per poi essere servito come carpaccio.

  • La sbriciolona

è invece un salume tradizionale prodotto con carni magre e grasse macinate abbastanza finemente a cui viene aggiunto il finocchio selvatico seccato al sole. La pezzatura, abbastanza grossa, e la struttura del lardo fanno in modo che quando si affetta ritorni in briciole.

  • La soprassata

è il tipico insaccato toscano preparato usando principalmente parti della testa del maiale. Le carni lessate vengono tagliate a pezzetti e insaccate con l’aggiunta di spezie in sacchi di tela.

  • il lardo salato di San Miniato

ricavato dal dorso di maiale, e una vera ghiottoneria sono i ciccioli di lardo fritto.

  • La spuma di gota di maiale

ha aspetto simile a quello di un paté, consistenza morbida e spugnosa, colore rosato che in superficie tende a passare al marroncino. La spuma di gota di maiale può essere considerata la prima preparazione enogastronomica delle campagne di San Miniato, infatti questa crema fatta con il grasso del maiale serviva ad ingentilire le carni, e a fare in modo che non si asciugassero troppo durante la cottura. La sua tipicità è legata alla particolare tecnica di trasformazione e al fatto che non esistono prodotti simili. Si può consumare anche spalmata su crostini caldi come antipasto. E’ un prodotto particolare, la produzione annua è limitata e si aggira intorno ai tre quintali. La vendita del prodotto avviene sia a livello locale (vendita diretta, ristoratori e negozi locali) sia nel resto della regione.

  • Il fegatello di San Miniato

è composto da carni scelte e fegato di maiale macinate e racchiuse in un lembo di rete intestinale fermato con un rametto di finocchio selvatico. Particolarmente gradevoli, delicati e saporiti.

  • Il mallegato 🐌 PRESIDIO SLOWFOOD

è un prodotto tipico, retaggio della norcineria medievale, da sempre consumato dalle famiglie contadine di San Miniato, però dimenticato dalle nuove generazioni. Da alcuni anni è tornato di moda grazie alla caparbietà di Slow Food che lo ha inserito nella lista dei prodotti da salvare (“presidio Slow Food”). Esso è uno dei rari salumi a base di sangue che ancora oggi possiamo degustare. Il sangue suino raccolto al macello in modo igienico, ineccepibile durante l’abbattimento dell’animale, in breve tempo viene filtrato e cotto. Una volta raffreddato viene mescolato con uva passa fatta rinvenire nella grappa, spezie, sale, lardelli di maiale e pinoli. L’impasto ottenuto viene insaccato in un budello naturale e legato in modo blando (mal legato), fatto cuocere in acqua bollente sino al raggiungimento della consistenza, poi viene fatto raffreddare e posto in celle frigorifere a riposare. Tre sono le attività produttrici e promotrici di questo prodotto, che sanno lavorare la carne e portano avanti questa tradizione toscana e sanminiatese: Macelleria Falaschi (San Miniato), Macelleria Lo Scalo (San Miniato Basso), Macelleria Ceccotti (Lari).

Arte Bianca

La panificazione era tradizione tipica della cultura contadina. Si panificava in casa di settimana in settimana. Dal pane raffermo nascono la panzanella, il pancotto, la pappa col pomodoro, le zuppe di verdure. Altri prodotti della tradizione sono la schiacciata pasquale, il pane toscano, il pane di ramerino, la schiacciata con l’uva..

Farina anche nei dolci: i miniatesi sono biscotti la cui forma ricorda quella del cantuccio ma la pasta è molto diversa, è più soffice, delicata e morbida; i  profumi sono soffusi e leggermente zuccherini.

Cantuccini di Federigo si presentano di un colore ambrato, poroso e croccante. Il Cantuccio di Federigo, da decenni vanto della pasticceria sanminiatese, è una elegante rielaborazione del cantuccio toscano prodotto anticamente con pasta di pane, olio, anici e zucchero. Sono biscotti fragranti, ricchi di mandorle leggermente toscate e di uvetta appassita che una volta ripassati in forno acquistano quel bel colore di tostatura che li rende davvero unici. Si abbinano tradizionalmente insuppati nel vinsanto.

Carciofo Sanminiatese

E’ di colore verde, molto intenso sfumato verso l’apice, ha la forma tondeggiante e le sue foglie sono tenere e compatte, dal sapore amaro. Vengono vendute in mazzi da cinque con tutto il gambo. La produzione si ha nei mesi di aprile e maggio, ogni pianta dà cinque o sei capolini che a causa della forma tondeggiante e soprattutto per le notevoli dimensioni del carciofo, in zona vengono chiamati anche “mamme di San Miniato”.

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