Arciconfraternita di Misericordia Arciconfraternita di Misericordia

Palazzo Roffia, Via Augusto Conti

MisericordiaLa collezione dell'Arciconfraternita della Misericordia è ospitata nello storico palazzo Roffia, una nobile costruzione tardo cinquecentesca in stile toscano rinascimentale caratterizzata da una bianca facciata ad intonaco e da modanature in pietra serena che adornano il portone e le finestre. 

La sua costruzione, su progetto di uno dei figli dell'architetto Baccio d'Agnolo, fu commissionata da Tommaso Roffia.Il museo è allestito in un'ampia sala al primo piano dell'edificio ed è costituita da un cospicuo numero di opere d'arte, paramenti sacri e oggetti devozionali legati alla funzione istituzionale dell'Arciconfraternita. Questi oggetti consentono al visitatore di ripercorrere la storia di questa importante istituzione, da secoli vicina alla comunità sanminiatese.

La raccolta di opere d'arte dell'Arciconfraternita della Misericordia è ospitata in un vasto salone al primo piano di Palazzo Roffia, concepito come ampio deposito visitabile che consenta l'esposizione permanente di un gruppo di opere di grande pregio e la presentazione di altre opere, selezionate periodicamente ed esposte a rotazione. Un aspetto di grande interesse è costituito dall'insieme degli arredi legati all'attività devozionale dei confratelli e a quella istituzionale legata al soccorso degli infermi. La collezione si è venuta formando nel tempo per l'ampliarsi del patrimonio di edilizia sacra e la conseguente acquisizione di opere ad esso collegate.

Tra gli oggetti legati alla sua attività di soccorso agli infermi si segnala l'antica ambulanza trainata a cavalli, risalente al XIX secolo e i lampioni settecenteschi, utilizzati fino ai giorni nostri in occasione di importanti ricorrenze religiose. La collezione vanta anche preziosi reliquiari , tra cui uno contenente la stola di San Carlo Borromeo, giunta nella collezione per i vincoli parentali che univano i Borromeo ai Roffia, nonché preziose opere d'arte di epoca medievale, rinascimentale e barocca. Tra queste ricordiamo il gruppo ligneo della Deposizione, costituito dalle figure quasi ad altezza naturale di Cristo, della Vergine e di San Giovanni.

L'opera, che proviene dalla sagrestia della cappella della SS. Trinità ed è databile alla fine del XIII secolo, è di particolare interesse non solo per la finezza compositiva e la carica drammatica ma anche perché testimonia la precoce diffusione di questa iconografia in Toscana già sul finire del XIII secolo.

Dall'antico Oratorio di Santa Maria del Fortino proviene invece il dipinto su tavola con l'Incoronazione della Vergine datato 1480 e recentemente ricondotto all'attività di Domenico di Zanobi, allievo di Filippo Lippi. Al centro della pala d'altare una piccola ancona con la Vergine e il bambino benedicente viene portata in cielo da angeli dalle ali variopinte mentre al di sopra Dio Padre porge la corona a Maria circondato da cherubini, che sono gli angeli più prossimi a Dio secondo il pensiero dello pseudo Dionigi l'Areopagita, al tempo molto studiato nei circoli intellettuali fiorentini imbevuti di platonismo, ambito nel quale il pittore  si era formato a fianco del Lippi. Assistono all'evento divino le imponenti figure dei santi Bartolomeo, Cosimo, Luca, Damiano e Sebastiano. Di grande pregio è anche la Madonna con il bambino di Francesco Lanfranchi detto lo Spillo, fratello del più famoso Andrea del Sarto. L'opera è databile al terzo decennio del XVI secolo, all'epoca in cui il pittore lavorava alle tavole del tabernacolo dell'Oratorio del Loretino. Segnaliamo infine anche il dipinto raffigurante i Santi Michele Arcangelo, Giovanni Evangelista, Cecilia e Giuseppe, sovrastati da puttini e nubi, opera di uno degli allievi di Pietro da Cortona, Vincenzo Dandini e ascrivibile ai primi decenni del XVII secolo.